SAN BIAGIO
L'Antica Contrada
La Contrada di San Biagio è situata nella parte più antica di Nepi; la secolare storia della sua comunità si legge nei vicoli, negli scorci che si affacciano sulle forre, con il Monte Soratte e la Valle Suppentonia, negli edifici appartenuti alle storiche famiglie nepesine e nelle numerose chiese che impreziosiscono il tessuto urbano della parte sud-est della città.
Il fulcro culturale e visivo della contrada è la magnifica Chiesa di San Biagio, il cui valore artistico e storico fu riconosciuto nel 1902 con l’inserimento nell’ “Elenco degli edifizi monumentali in Italia” voluto dal Ministero della Cultura. La sua “piazzetta”, come viene affettuosamente definita dai contradaioli, è il cuore delle attività e riesce ad ammaliare tutti i visitatori che durante le settimane del palio visitano Nepi: il solo affacciarsi è come fermare il tempo e farsi abbracciare dalla storia.
Alla fondazione della contrada nel 1996 si scelse di associarle lo stemma della famiglia Orsini, che in epoca feudale ottenne la concessione del territorio di Nepi, e i colori bianco e rosso. Lo stemma è costituito da uno scudo bandato d’argento e di rosso, caricato d’una rosa canina rossa a cinque petali, bottonata d’oro, sostenuto da una fascia cucita d’oro caricata d’una anguilla serpeggiante d’azzurro. La rosa canina, simbolo di forza e resilienza, secondo Gustavo Brigante Colonna trae origine dalla località delle abitazioni romane della famiglia presso Campo de’ Fiori, sorte sulle rovine dell’adiacente Teatro di Pompeo. Francesco Sansovino, nella sua “Historia di casa Orsina” del 1565, fece risalire le origini mitologiche della casata all’orsa Callisto, una delle ninfe a seguito della dea Diana, che trasgredendo al suo voto di castità cedette alla seduzione di Giove. Come punizione fu trasformata nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Secondo la leggenda fu proprio lei, prima d’esser mutata in stella, a salvare Orso, il capostipite della gens orsina, allattandolo dopo l’abbandono della sua balia. Uno dei simboli degli Orsini era la scultura di un’orsa, così come sulla scala d’ingresso del castello di Bracciano, stemma parlante della famiglia. L’anguilla fu invece introdotta nell’araldo per indicare il possesso del feudo di Anguillara sul lago di Bracciano, assegnato da Papa Martino V a Carlo Orsini nel 1419.
È la Contrada che ha vinto più palii, fregiandosi di ben nove vittorie, collezionando le affascinanti opere di Silvio Ottaviani, Romano “Charlie” Ciarlimbruschi, Franca Cernetti, Silvia Ramponi, Pierluigi Bruni, Rita Sargenti e Stefano Mancini. Inoltre ha conquistato cinque premi nelle gare dei Musici e molteplici vittorie nei caratteristici giochi popolari.
La contrada ha raggiunto questi bei risultati sotto la guida dei priori che si sono succeduti: Oscar Moscatelli, fondatore e priore onorario, che armato di pazienza, amore per le cose semplici e tanta tenacia ha gettato le basi e ispirato il sentimento di appartenenza alla contrada; Marcello Cernetti. personaggio poliedrico che nel tempo ha fatto la storia della contrada per la creazione dell’inno ufficiale e delle tante poesie scritte ai contradaioli; Fabio Bonaposta, ex tamburino e uno dei cavalieri più forti del palio, che ha saputo reinventare la contrada dando spazio ai giovani. Il testimone ora è in mano a Carlo Sensi, che con saggezza, impegno e forza di volontà sta rendendo onore all’eredità ricevuta dai precedenti priori.
Il Corteo Storico è il momento di massima espressione del Palio; lo splendore dei costumi che si possono ammirare durante la rievocazione è frutto di accurate ricerche storiche ed iconografiche e del lavoro delle sapienti mani delle sarte della Contrada, Vincenzina Moscatelli e Antonella Cupelloni, affiancate dalle formatrici del corteo Federica Potere e Aurora Gregori.
In relazione al corteo, non si può non pensare al Gruppo Musici e Sbandieratori di San Biagio, nato nel 1997 grazie all’iniziativa del musicista Rodolfo Ranieri, personalità di spicco nel panorama nepesino e Capomusico delle quattro contrade e del batterista Massimo Moscatelli, che per oltre ventidue anni ha formato e guidato i giovani tamburini, contribuendo ai cinque successi nella gara dei Musici; la direzione passa poi a Luca Latini, che avvia una fase di crescita significativa e partecipa ai primi eventi fuori dal territorio comunale, ed infine a Simone Moretti, che rinnova la struttura tecnica e organizzativa. Negli ultimi anni il gruppo ha ottenuto i primi riconoscimenti e premi a livello nazionale per qualità tecnica, musicale e coreografica, consolidando il proprio ruolo nel panorama delle rievocazioni storiche italiane. Il loro motto “VINCAT SEIPSUM”, vincere se stessi, incita a combattere e superare le proprie paure.
Questa bellissima realtà è il frutto dell’umile, volenterosa, volontaria e operosa voglia di ogni contradaiolo, che mette il cuore nel suo operato, qualsiasi ruolo esso ricopra, dalle valenti cuoche, ai maghi delle griglie, alla meravigliosa gioventù che serve tra i tavoli, ai topi di biblioteca, e che cerca nella riuscita della festa il suo giusto compenso a tanta fatica sotto i colori bianco e rosso del suo vessillo.
